La Città Educante

Chi ha paura dei Bambini?

Domenica 31 Gennaio 2021, ore 16:00
Presso Basilica di San Severo Fuori le Mura

Interverranno:

Giovanni Laino (Fondatore di AQS – Associazione Quartieri Spagnoli)
Alessandro Pezzella (Edutatore – AQS – Associazione Quartieri Spagnoli)
Accompagnati da Giovanni

Valeria Anatrella (Cooperativa il Grillo Parlante)
Gaetano (Educatore di prossimità – Centro Altra Casa)
accompagnati da Marika, Luca, Anna

Nicola Laieta (Maestri di Strada – Associazione Trerrote)
Giuseppe di Somma (Maestri di Strada – Associazione Trerrote)

Roberto (Cyop&Kaf – Napoli Monitor)

I nostri bambini partecipano alle lotte dei grandi così come partecipano di fatto alle condizioni dipendenti dalla loro emarginazione. Se possibile, vi partecipano e vi parteciperanno, speriamo, con maggiore coscienza e chiarezza della generazione che li precede.

La mensa dei bambini proletari – Ombre Rosse – Nuova Serie – n 6 – 1974

Dopo che le parole si erano esibite in mille numeri, come nello spettacolo di un prestigiatore, accadeva che un bambino capisse il trucco. Si leggeva allora nei suoi occhi una quiete da pre-terremoto, poi ogni lettera cominciava a tremare e sussultando e vibrando si affiancava alle altre finché la parola era là, intera, con il corpo della cosa che indicava.

L’isola dei Bambini – F. Ramondino – ARN Associazione Risveglio Napoli

La scuola che domina ancora oggi nell’immaginario collettivo, nonostante le sperimentazioni attuali e quelle che hanno attraversato tutto il secolo scorso, è una scuola che contiene, controlla, si difende. La scuola non si desidera. Eppure essa è il luogo dove i bambini e gli adolescenti fanno la prima esperienza di emancipazione dalla famiglia; dove da figli iniziano il percorso che li porterà a diventare “futuri cittadini”. Una prospettiva questa che spesso sembra sfuggire a chi ha il compito di definire e disporre l’impianto dell’istruzione pubblica, ancora basata su un sistema di diseguaglianze e privilegi, sulla quantità delle nozioni apprese, sulla premialità e sul successo personale; invece che sulla scoperta delle competenze e sul desiderio. Bisogna spesso affidarsi all’iniziativa dei singoli insegnanti o di alcuni illuminati amministratori, o di associazioni e organizzazioni territoriali, per ritrovare quell’idea di paideia, che sottende alla formazione del fanciullo come cittadino, che mette insieme etica e spirito.
I bambini, come i folli, fanno paura; perché non sono addomesticati alla convenzione, a quel linguaggio d’ufficio da sempre inadeguato a descriverli o a parlargli. La scuola, così come è generalmente gestita, figura come istituzione totale a carattere repressivo, incapace di prendere posto nelle dimensioni smisurate e fantastiche abitate dai bambini e dagli adolescenti. Così l’educazione si imposta per lo più rispondendo al continuo stato di emergenza, quasi mai ad un pensiero prospettico.
Eppure una scuola diversa è stata possibile e lo è ancora. Sono tante le sperimentazioni e le esperienze che hanno tracciato la strada per sviluppare un’idea alternativa di scuola, capace di coinvolgere la comunità tutta, di trasformare i propri edifici in architetture umane e dinamiche, in dialogo con il presente mentre si semina per il futuro.

Una scuola che scioglie i propri confini in una intera “città educante”.
Napoli in particolare è stata campo di sperimentazione di pratiche ed esperienze di pedagogia attiva, che fin dagli anni ‘60 si sono sviluppate nelle pieghe della città, occupandosi delle sue contraddizioni e conflitti e facendone elementi di autoformazione. Tanti i luoghi che hanno accolto indistintamente bambini, adolescenti, ragazzi lavoratori, disoccupati, emarginati, esclusi. Il contrasto alla povertà educativa era all’epoca non soltanto emergenza sociale, ma urgenza politica, animata da una visione di “risveglio” che ha lasciato un’importante eredità. Le storie di queste esperienze forse sono poco note ai non addetti ai lavori, ma a conoscerle da vicino fanno sperare in una fioritura futura.
Parliamo di esperienze come quella dell’ARN (Associazione per il Risveglio di Napoli), o della più suggestiva Mensa dei Bambini Proletari; quest’ultima un’esperienza unica nel suo genere, che ci ha colpito per la sua forza poetica e politica insieme e per la sua radicalità. Quella spinta all’autodeterminazione, alla formazione di una intera “comunità educante” è arrivata fino ai giorni nostri; ha lasciato in eredità uno spirito innovatore e una incredibile capacità immaginativa, che ancora anima le esperienze attuali di contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa; la riconosciamo nelle importanti organizzazioni che oggi “fanno scuola” come i Maestri di Strada, l’AQS – Associazione Quartieri Spagnoli, il Mammut, e tante tante altre esperienze disseminate in tutta la città. Realtà che agiscono con sensibilità predittiva, in maniera costante e presenziale, accompagnando i futuri cittadini in percorsi di cura dell’immaginario intessuti nella città.
Seguendo queste ed altre tracce stiamo esplorando Napoli come “Città Educante”, cercando quelle che sono le attuali “pedagogie attive”, non sempre ufficiali, a volte spontaneamente organizzate dagli abitanti di uno stesso quartiere. Pratiche condivise, basate sul mutuo soccorso, su una sapienza acquisita sul campo, che incrociano gli “addetti ai lavori”, interagendo con la scuola ufficiale o mediando con la parte più marginale della città. Abbiamo incontrato sulla nostra strada voci e testimonianze di ieri e di oggi; i cui racconti e pensieri crediamo di poter condensare in una domanda: “chi ha paura dei bambini?”. Da qui partiremo per attivare una riflessione condivisa, un esercizio collettivo di immaginazione, a partire dalla voce dei protagonisti della “resistenza educativa” di questa città.
La paura si prova di fronte ad un pericolo e spesso Napoli, che è da sempre associata ai suoi “scugnizzi”, è percepita come “città bambina e pericolosa”. A partire da questa e altre suggestioni, citazioni, narrazioni filmiche, ispirazioni di diversa natura, ci predisponiamo attorno ad un tavolo; un laboratorio di idee dove ognuno è portatore della sua porzione di città ideale: incrociando esperienze e visioni, difficoltà e possibilità, desideri e realtà, tenteremo di comporre insieme il racconto di una “Napoli, città educante”.